sabato 31 gennaio 2009

Ricetta veloce - Insalata di verza con patate

Lavori di edilizia in casa ed altri impegni mi hanno tenuto lontano dal blog. Il tempo era poco ... anche per cucinare, quindi i piatti veloci sono stati d' obbligo. Questo e' un piatto molto sano, veloce da cucinare e squisito nella sua semplicita'.
Di solito uso mezzo cavolo verza di medie dimensioni ed un Kg. di patate. Pelo le patate, le taglio a cubetti e le metto a bollire in una pentola piena d' acqua. Mentre le patate cuociono (tagliate a cubetti cuociono in pochi minuti) prendo la mezza verza, la mondo e la taglio finemente con un coltello molto affilato. Metto la verza finemente trinciata in una terrina ed aggiungo il sale ricordandomi che ci saranno anche le patate. Quando le patate sono cotte (lo si vede utilizzando uno stuzzicadenti che deve entrare nei cubetti senza sforzo), le scolo e le unisco alla verza. Condisco con aceto ed olio extravergine, mescolo il tutto accuratamente e copro la terrina con un piatto in modo da trattenere il calore delle patate che cuoceranno parzialmente la verza. Quando si sara' raffreddata sara' pronta per essere messa in tavola.
Una gustosa variante e' quella di aggiungere nel piatto un' acciuga salata finemente spezzattata o, ancora meglio, un cucchiaio di "bagna caoda" che rendera' questa insalata un vero capolavoro.

Buon appetito!

mercoledì 7 gennaio 2009

Cucina - Il burro perfetto

Tutti noi conosciamo il burro, condimento animale derivato dal latte, che dai salutisti non e' proprio guardato con buon occhio. Tuttavia, sia la tradizione culinaria del nord, sia la pasticceria lo reclama e lo vuol a gran voce. Vediamo innazitutto cos'e': e' un' emulsione di minuscole gocce d' acqua disperse in almeno l' 80% di grassi. Si prepara con la panna che oggi viene separata dal latte con un metodo meccanico di centrifugazione, e con l' aggiunta di batteri per fare in modo che fermenti ed acidifichi. Questa fermentazione e' necessaria per ottenere le molecole che conferiscono il tipico aroma. La panna contiene minuscoli globuli di grasso che rimangono sospesi nell' acqua, senza separarsi, grazie ai fosfolipidi (molecole emulsionanti che circondano i globuli di grasso). L' agitazione meccanica rompe la membrana di fosfolipidi liberando i grassi che, non amando l' acqua, si aggregano alle altre molecole di grasso separandosi dalla fase acquosa. Pero' alcune gocce d' acqua ed altre molecole come la caseina ed uno zucchero, il lattosio, rimangono imprigionate nel burro sotto forma di emulsione.
Vediamo ora cosa succede quando scaldiamo il burro. Arrivati alla temperatura di 100% l' acua in esso contenuta comincia a bollire formando la caratteristica schiuma. Quando l' acqua ' completamente evaporata la temperatura puo' salire ma, intorno ai 140 gradi, la caseina presente nel burro comincia a brunirsi e non e' possibile scaldare ulteriormente il burro senza bruciare ed annerire il tutto. Sarebbe bello, per preparare ad esempio un' ottima cotoletta alla milanese gustosa e croccante, evitare questi problemi. Il sistema c'e' ed era spesso usata in passato per chiarificare il burro, liberandolo cioe' dall' acqua e dalla caseina. Vediamo come fare.
Scientificamente si tratta di rompere l' emulsione e separare l' acqua dal grasso. Prendiamo quindi un panetto di burro, lo sciogliamo a fuoco lento dentro un pentolino o nel forno. Continuando a scaldare dolcemente noteremo il formarsi della schiuma in superficie. Sono le proteine intrappolate in bollicine d' aria. Le togliamo via. Sul fondo rimarra' uno strato d' acqua e di caseina (che hanno un peso specifico superiore a quello dei grassi). Mettiamo quindi a raffreddare nel frigorifero il nostro pentolino. Una volta freddo saremo in grado si separare senza difficolta' il grasso chiarificato. Abbiamo cosi' ottenuto un burro perfetto per cuocere la milanese o per essere usato dai piemontesi integralisti, per la preparazione della bagna caoda nella sua versione piu' tradizionale.
Potremmo avere anche bisogno di un burro particolarmente delicato per la preparazione di dolci. Possiamo farlo in casa in modo semplice. Prendiamo una o piu' confezioni di panna fresca che non contenga stabilizzati, come la carragenina riconoscibile dalla sigla E407, che ostacola la separazione dei grassi. Versiamo la panna dentro una bottiglia di plastica di volume almeno doppio. Per facilitare il processo di "zangolatura" possiamo introdurre una o piu' biglie di vetro. Chiudiamo la bottiglia e cominciamo ad agitare con un certo vigore. Dopo qualche minuto vedremo la panna cambiare consistenza e diventare quasi solida. Dopo poco tempo di continua agitazione, vedremo chiaramente il burro separarsi dalla fase liquida. A questo punto tagliamo la bottiglia, togliamo il burro e lo laviamo sotto acqua molto fredda. Prendiamo un telo molto fine e lo strizziamo all' interno di esso. Abbiamo cosi' ottenuto un burro che, non avendo subito la fermentazione batterica, avra' un gusto estremamente delicato.

Buon appetito!

sabato 3 gennaio 2009

Cucina - Ancora bistecche: tagli e suggerimenti

Ho ricevuto una mail dall' amico Giorgione che ha trovato difficolta' ad inserire un commento al post sulla cottura delle bistecche. Forse e' colpa mia, esssendo questa la mia prima esperienza di blog ho difficolta' a muovermi e forse commetto errori. Il commento mi e' sembrato veramente interessante ed utile, quindi lo pubblico volentieri riportandolo come lui me lo ha inviato.

Maillard: chi era costui? Oggi l'amico Tardo ci ha insegnato qualcosa di cui non potremo non tenere conto, nelle nostre grigliate. Perché quello che ci ha detto vale ugualmente nel caso in cui la cottura della nostra bistecca avvenga sopra la brace. Naturalmente la brace dovrà essere preparata a puntino, senza fiamme vive e con la graticola alla giusta distanza per cuocere la carne senza alcun contatto (la carne prenderebbe un cattivo sapore di affumicato), ma anche senza che la cottura avvenga "a fuoco morto", cioè lentissimamente, ciò che darebbe luogo quasi sempre a suole di scarpa con l'interno crudo.
Detto questo, quale taglio di carne sceglieremo per la nostra bistecca? Scandalizzatevi pure, io non scelgo quasi mai il filetto. Perché l'estremità del filetto bovino è vicinissima alla vescica urinaria. Cosicchè può accadere che, all'atto della macellazione, l'animale sotto qualche spasmo possa rompere la vescica, e il tanfo di urina rimane inevitabilmente nella carne. Oltre tutto, il macellaio che da piccolo mi ha insegnato a conoscere (in vernacolo siciliano, ovviamente) i tagli della carne, mi diceva sempre che, per lui, la bistecca poteva essere ricavata solo da 3 tagli (fatta eccezione, naturalmente, delle bisteccone alla fiorentina, che di solito vengono consumate da più di una persona): la costata (nome comune anche in italiano), la trinca (o sottofiletto) e il "cappello del prete"; taglio quest'ultimo che viene comunemente usato per stracotti e bolliti, non sapendo che, con un taglio diverso, questo taglio di carne diventa tenerissimo, davvero ottimo per bistecche piccole e alte. Inoltre, in genere, mi suggeriva (ove possibile) di preferire sempre "carne magra di animale grasso". Evidentemente, oggi, questa prescrizione è praticamente impossibile da seguire. Rimane comunque l'indicazione di non fare sgrassare del tutto la carne al macellaio; un pò di grasso, in cottura accanto alla carne magra, la renderà più tenera e gustosa. Quanto al sale, concordo in pieno con Tardo nel salare la carne prima della cottura, ma solo un poco, proprio per avviare la reazione di Maillard. Ognuno, in piatto, regolerà poi il sale secondo il proprio gusto. Infine, un suggerimento che può sembrare ovvio. Spessissimo si usa aggiungere un pò di salmoriglio sopra la bistecca calda, nel proprio piatto. Rischiate di gustare un pò meno una bistecca, per una volta, e limitatevi ad aggiungere un cucchiaio di ottimo olio a crudo, senza aggiunte. Scoprirete un gusto nuovo, che potrebbe anche piacervi.
Giorgione

venerdì 2 gennaio 2009

Cucina - Come cuocere una buona bistecca

La bistecca e' un piatto eccezionale nel gusto e nella semplicita' di esecuzione, tuttavia la sua cottura non e' cosi' scontata e priva di pericoli. La caratteristica principale di una buona bistecca e' la crosticina che si forma in superficie, il pericolo nel cucinarla sta nella possibilita' di ottenere una bistecca bollita o la classica "suola di scarpa". Perche' si forma la deliziosa crosticina in superficie e perche' riusciamo a non trasformarla in un pezzo di cuoio? La risposta ci arriva, come sempre, dalla scienza.
La reazione che avviene nella superficie di una buona bistecca e' chiamata "reazione di Maillard". Questo tizio, a cui dobbiamo molto noi buongustai, era un medico. Non era interessato all' applicazione della medicina nella cucina bensi' al metabolismo cellulare. Egli studio' come gli amminoacidi, i mattoncini che costituiscono le proteine, possono reagire con gli zuccheri presenti nelle cellule. In cucina queste reazioni sono estremamente importanti per creare, per esempio, il tipico gusto di carne arrostita La reazione di Maillard forma centinaia di molecole odorose ed e' sfruttata, a volte inconsapevolmente, dai cuochi per ottenere piatti con gusti ed aromi differenti.
Per ottenere la reazione e' necessario che la temperatura sia uguale o maggiore a 140 gradi. E' chiaro dunque che questa gustosa reazione puo' avvenire solo sulla superficie della carne, perche' l' acqua contenuta all' interno non permette alla temperatura di salire oltre i 100 gradi. Ed ecco dunque il perche' non bisogna mettere la bistecca nella padella quando questa non e' sufficientemente calda: si otterrebbe una bistecca bollita. Questo spiega anche perche' non bisogna mettere troppe bistecche nella stessa padella (a meno di non avere un fuoco vulcanico sotto di essa): la presenza di troppe bistecche abbassa la temperatura della padella e noi ci ritroviamo con un bella padellata di "suole di scarpe".
Vediamo ora come dobbiamo fare per ottenere una cottura impeccabile.
Prendiamo la nostra bistecca che dovra' essere abbastanza spessa, ne asciughiamo la superficie con della carta assorbente. L' acqua e' nemica della reazione di Maillard quindi la dobbiamo rimuovere. Ci mettiamo un leggero strato di sale in entrambi i lati. Forse qualcuno vi avra' detto che il sale rende la carne dura e stopposa. E' in parte vero ma assolutamente falso per la bistecca, infatti l' azione di osmosi del sale in questo caso non avviene perche' richiede molto tempo. Se la carne e' grassa la cucineremo senza olio, se e' magra la ungeremo leggermente per aumentare il trasferimento di calore dalla padella.
Ed ora mettiamo la padella sul fuoco. E' preferibile usare una padella in metallo o in ghisa perche la reazione di Maillard e' favorita dal metallo e la padella deve essere scaldata in modo da diventare rovente. Non e' il caso di usare una padella antiaderente, non c'e' pericolo che la bistecca si attacchi sul fondo. E' sufficiente mantenere sangue freddo e confidare nella scienza. Ed ora fuoco alle polveri!
Quando la padella e' caldissima adagiamo la bistecca. La carne sfrigola, l' olio od il grasso schizzano e sale anche un po' di fumo ma noi siamo impassibili e ci godiamo lo spettacolo senza muovere un muscolo. Il sangue freddo e' la nostra salvezza. Non cadiamo nella tentazione di staccare la bistecca dal fondo (il primo attaccamento favorira' la reazione di Maillard), aspettiamo invece un paio di minuti e questa si stacchera' da sola dopo aver prodotto la gustosa crosticina. La dovremo girare una sola volta quindi prestiamo attenzione e verifichiamo con occhio attento che si sia formata la crosta e che la cottura sia salita dal fondo quando a noi aggrada. Quindi giriamo la bistecca e la lasciamo cuocere nell' altro lato per lo stesso tempo.
Il gioco e' fatto! Crosticina saporita sull' esterno, al sangue o di media cottura al centro. Se vogliamo esagerare la metteremo nel piatto e la copriremo per un paio di minuti con un foglio di alluminio per dar modo ai succhi contenuti all' interno di redistribuirsi e di reidratare le parti secche.

Buon appetito!

Ricette - Gnocchi al burro e salvia.

Ricetta inviata da Giorgione

Questa ricetta è tanto semplice che non varrebbe la pena di scriverla. Però...però vorrei dire qualcosa sulla salvia. Erba di grandi proprietà salutari, per le quali vi rimando ai negozi di erboristeria, la salvia può essere usata un due maniere diverse:
a) fresca, appena colta. In questo caso i piatti alla salvia avranno un gusto molto delicato, e io consiglio di aggiungerne poca. E' il caso, per esempio, di questo piatto.
b) essiccata, poi sfogliata e tritata al tritatutto. Vi troverete in bocca, inevitabilmente, dei rametti piuttosto duri, difficili da eliminare. Ma il custo è decisamente più intenso, più adatto ad altri piatti; per esempio, i fagioli all'uccelletto, oppure lo stesso piatto di cui parlerò adesso, sostituendo gli gnocchi con dei tortelloni di ricotta.
L'esecuzione della ricetta? Basta sciogliere in padella un pezzo di burro e aggiungere la salvia, nello stato in cui la preferite; quindi cuocete gli gnocchi fino a quando non salgono in superficie. Appena raccogliete gli gnocchi con il ramaiolo, buttateli in padella. Alla fine aggiungete 2 cucchiai dell'acqua di cottura, e riportate il tutto a bollore.
Mantecate con poco burro fresco, aggiungete parmigiano e mescolate. Mangiate caldissimo, e buon appetito.

Ringraziano Giorgione per il suo gentile ed apprezzato contributo.

Ricette - Farfalle Primavera

Ricetta inviata da Giorgione

Si tratta di un piatto molto leggero e dal gusto fresco. A meno che i soliti viziosi (come me) non facciano la solita aggiunta di un mezzo peperoncino fresco aggiunto all'inizio.
Allora, riduco a pezzetti un gambetto di sedano, una zucchina piccola molto verde (dopo averla pelata), un piccolo peperone giallo, un pomodoro non troppo maturo.
Trito grossolanamente aglio e cipolla (l'aglio affettato al tagliatartufi va benissimo), li faccio bollire in una grande padella con poca acqua e sale per 3 minuti, poi aggiungo un pò di ottimo olio d'oliva e lascio cuocere per altri 3 minuti. Questo è il momento di aggiungere l'eventuale peperoncino. A questo punto aggiungo tutti gli ingredienti sopra riportati, e cuocio finché il peperone non sarà perfettamente cotto. Il sugo deve risultare piuttosto liquido. Spengo il fuoco e aggiungo menta fresca in quantità, tritata grossolanamente. Metto da parte senza coprire. Cuocio la pasta (io uso farfalle, oppure busiate trapanesi (ma potete usare anche fusilli corti o qualsiasi altra pasta corta e rugosa vi piaccia) lasciandola piuttosto al dente. Scolo la pasta lasciandoci un pochissimo dell'acqua di bollitura, quindi verso la pasta in padella e riaccendo il fuoco finché il sugo (con l'aggiunta dell'acqua di pasta) non accenni a stringere. Si porta in tavola immediatamente e si serve direttamente dalla padella. Io non aggiungo formaggio, ma se qualcuno lo gradisse consiglierei del buon pecorino alla lacrima.
Piatto di gusto leggero e di digestione rapida e facile.

Ringraziano Giorgione per il suo gentile ed apprezzato contributo.